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"Salvate la vacca catalana"

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Tra Francia e Spagna, Slow Food e i vignerons in difesa di una razza in estinzione


La razza è molto resistente, pascola allo stato brado sull'altipiano dell'Albera, tra Francia e Spagna, cibandosi della vegetazione spontanea, dei germogli di faggio e della macchia mediterranea: collo lungo e appiattito, testa di forma allungata con occhi prominenti, arti forti e pelo scuro. E' la mucca Albera, che prende il nome dai boschi e dai pascoli nell'entroterra catalano tra Banyuls-sur-Mer e LLanca, in Costa Brava. Si tratta di una zona con stradine tortuose su impervi passi al confine franco-spagnolo,  poco conosciuti, che furono teatro, nel 1939, della drammatica ritirata verso la Francia delle truppe repubblicane, sconfitte dal generale Franco nella guerra civile. Ora le tragiche divisioni del Novecento sono dimenticate e - nel nome della comune identità catalana - sta partendo un progetto trans-frontaliero, sostenuto da Slow Food Francia e anche dalla chiocciolina Toscana e dalla Fondazione Terra Madre, per riuscire a salvare questi animali a rischio di estinzione.

Qualche giorno fa sono stato ospite della manifestazione organizzata dai vignerons locale - tutti impegnati nella produzione di Banyuls (vino dolce naturale) e Collioure (vino Aoc, cioè Doc, della Cote Vermeille francese) biodinamici, senza sulfiti, e naturali - con sette chef francesi e spagnoli in una delle tenute che ancora alleva questi bovini antichissimi, che risalgono al XII secolo: a Baussitges, vicino alla piccola cittadina di Espolla. Polvere, cicale, un cielo terso spazzato dal vento e tanto entusiasmo: così è passata la giornata per il "Sauvagement Vache". E ho incontrato anche alcuni italiani che si stanno battendo per valorizzare questa terra di confine: Manuel De Vecchi Stiraz, agronomo italiano conventito alla coltivazione biodinamica e natura della vite con la sua tenuta di Vinyer de la Ruca, il veterinario di Eataly e responsabile zootecnico di Slow Food, Sergio Capaldo (nella foto sotto), un nutrito gruppo di Slow Food Toscana, guidato da Giovanna Licheri e Mauro Bagni, del Bistrot del Mondo al Castello dell'Acciaiolo a Scandicci (Fi), che sosterrano il progetto, oltre al presidente di Slow Food
 France, il professor Jean Lhéritier.

Spiega Sergio Capaldo, di Slow Food: "Queste vacche aiutano l'ambiente e possono servire a far rivivere questa zona: gli animali mangiano le proteine che trovano nel parco e diventano una sorta di presidio del territorio. Sono un po' il collante di questa piccola economia rurale, fatta di piccoli contadini che curano le viti, gli olivi, producono il miele e il vino. La natura non può essere lasciata senza controllo, perché morirebbe, si andrebbe alla desertificazione".  

Aggiunge un altro agronomo arrivato fin qui dall'Italia, Enrico Appiano: "E' una razza antichissima, le cui tracce risalgono al XII secolo, che dà vita ad allevamenti eco-sostenibili. Bisogna salvarla per non indebolire la bio-diversità, si salva anche un germoplasma particolare robusto, un momento della evoluzione animale importante che potrebbe poi servire in momenti di pandemia".   Lo storico dell'Albera, Jeanne Pierre Lacombe, è convinto che nella zona vi siano ancora circa un migliaio di vacche dell'Albera, divise in tre grandi proprietà: "Il latifondo in Spagna - dice lo studioso locale - è ancora presente perché non abbiamo avuto la Rivoluzione Francese e quindi le estensioni sono molto vaste, ma è soltanto macchia mediterranea". La manifestazione si è svolta a B a u s s i t g e s, che è di proprietà di una famiglia di Barcellona: ora la tenuta è guidata da Marta Carola, una biologa marina che ha deciso di fermarsi in queste sue terre (sono 2200 ettari) perché non vuole mollare, nonostante le difficoltà.

Che fare ora? Difficile creare un vero e proprio Presìdio Slow Food, con tre
latifondi, come riconosce Capaldo. Dunque questo progetto transfrontaliero è invece una occasione di riscatto per questo "terroir" e per alcune razze. Riassume Lhéritier di Slow Food France: "Vogliamo creare una associazione per la difesa e lo sviluppo delle razze catalane autoctone". Come mi ha detto una volta Piero Sardo, presidente della Fondazione per la biodiversità, a volte il modo migliore per salvare una razza in via di estensione è ... quello di mangiarla. E infatti i piatti preparati durante la manifestazione del 9 luglio 2012 dai sette chef francesi e spagnoli coinvolti hanno dimostrato che la carne dell'Albera è ottima, saporita e molto magra.

In alcuni dei loro locali sulla costa, come "Le 5eme péché" di Collioure (Francia), dello chef giapponese Masashi Lijima, oppure nella bella enoteca-osteria di Emmanuel Desclaux (lo Xadic del Mar, a Banyuls-sur-Mer, Francia) o nel convento restaurato di San Pere de Rodes (Spagna), con lo chef Xavier Bassaganya Sibirà (foto sopra), ormai i piatti a base di carne dell'Albera sono entrati nella carta per i clienti di tutti i giorni. Da questa terra poco conosciuta, che si riconosce più nella bandiera catalana a strisce gialle e rosse più che nel tricolore francese o nel vessillo di Madrid, in un momento difficile per l'Europa arriva così una lezione importante per tutti i "territori lenti" che vi si vogliono ispirare: il grido "salvate la vacca dell'Albera" è una sfida che può servire da esempio per tanti altri territori simili. Perché il profumo, i gusti, i colori
 che ciascuno di questi pascoli o di questi boschi sa offrire oggi, non saranno mai ripetibili altrove.

(Nella foto a fianco, la biologa Marta Carola durnate la manifestazione nella sua tenuta in Catalogna)

 

Font: lastampa.it

Associació Vaca de l'Albera - Paratge Mas la Llosa s/n - 17753 Espolla - Tel: 972 19 30 92 / 972 47 24 67 - Fax: 901 70 81 07

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